
Le lupe di Pompei di Elodie Harper è un libro carino il che, per un libro, non è mai un punto di forza. Mi chiedo se, spesso, chi scrive un libro decida spontaneamente di assestarsi sulla normalità, sui binari ben costruiti e arginati. Se gli scrittori di libri carini ripropongano, ad un certo punto, sempre le stesse trame, per non perdere il posto nella collana dei romanzi “per tutte le stagioni”.
Dalla quarta di copertina si legge di una storia “appassionante, di amicizia e solidarietà fra donne che devono affrontare un destino molto crudele”, peccato che di appassionante non ci sia proprio nulla, se non un romanzo che si trascina, tutto uguale, pagina dopo pagina. Sembra quasi di rileggere sempre lo stesso episodio, ripetuto all’infinito: la storia non progredisce, e questo di per sé, almeno per me, non è un male, se ci trovassimo di fronte a una scrittura introspettiva, a dei personaggi fortissimi e credibili. Ma nulla di tutto questo accade in Le lupe di Pompei, dove le protagoniste rimangono sempre sullo sfondo e dove non si riesce a scovare, però, un personaggio principale che faccia da legame con tutto il resto.
La figura di Amara – che, forse, l’autrice avrebbe voluto dipingere come protagonista ma che, di fatto, non riesce a catturare l'attenzione – è troppo debole, così come tutto il resto, e non basta un'allusione sessuale o un'espressione volgare per mitigare questo piattume. Ho trovato la scrittura/traduzione particolarmente sciatta e irritante, con modernismi dialettali improbabili per l’epoca.
Non mi capacito di come si possa descriverlo come un romanzo dove si parla di “amicizia e solidarietà”, e nemmeno potrebbe esserlo: vogliamo veramente raccontarci che delle prostitute a Pompei avrebbero potuto essere leali e amichevoli tra loro? Non avrebbe alcun senso, e infatti non è così. Peccato che l’autrice ci provi di continuo, inserendo qua e là scenette forzate e battute ai limiti del ridicolo, solo per testimoniare una devozione tra le lupe che, di fatto, è priva di coerenza.
Ho detto che Le lupe di Pompei è un romanzo carino perché, in effetti, lo è. Non è un capolavoro, non bisogna aspettarselo. Purtroppo, non approfondisce nemmeno troppo l’aspetto storico, le tradizioni di quell’epoca e si limita ad un paio di descrizioni (non saranno più di dieci pagine in tutto) della città di Pompei. Un volenteroso tentativo di ricostruire aria e costumi del tempo, senza dubbio, ma piuttosto deludente. La delusione è stata mitigata dal fatto che la lettura è scorrevole e non è un libro che annoia. I capolavori, però, sono altri. Non comprerò i seguiti – perché sì, Le lupe di Pompei è il primo romanzo di una trilogia – anche se sono curiosa di scoprire cosa avrà inventato la Harper per allungare il brodo; non faccio promesse, però, o almeno fino alla prossima estate, quando avrò bisogno di una lettura da ombrellone…
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