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Jackson Brodie is the new Harry Hole

  • Immagine del redattore: Martina Nicelli
    Martina Nicelli
  • 9 giu 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 6 gen


I casi dimenticati - Kate Atkinson - 2007
I casi dimenticati - Kate Atkinson - 2007

Kate Atkinson non mi diceva nulla. Non l’avevo mai sentita nominare, e a dirla tutta la copertina de I casi dimenticati era abbastanza anonima, così come il titolo. Ci ho pensato un po' prima di comprarlo: ero indecisa col solito giallo scandinavo (senza nulla togliere a questo genere, sia chiaro). Poi, per fortuna, l’ho impilato assieme a quelli che avevano già superato lo scoglio dell’indecisione e me lo sono portato a casa. Mai scelta fu più azzeccata.


Ho scoperto che Kate Atkinson ha vinto tre Costa Book Awards (uno dei più importanti premi letterari inglesi e irlandesi), è autrice di racconti, a volte di stampo comico altre più satirico e le sue tematiche preferite sono la vita mondana e la crescita dei suoi protagonisti, di solito persone sole. A volte si cimenta anche come scrittrice di gialli e polizieschi, ed è proprio qui che rientra “I casi dimenticati”, la prima indagine di Jackson Brodie, prima ispettore, ora solo investigatore privato.


Dopo aver terminato questo romanzo, ho capito due cose: la prima, è che il mio innamoramento letterario è molto facile, ma rasenta il colpo di fulmine quando si parla di protagonisti malinconici e malconci, arrabbiati con loro stessi, sconsolati, maleducati. La seconda, è che scegliere libri di autori sconosciuti è una mossa che, per ora, mi ha premiata. Leggerò altro di Brodie, sì.


La scrittura della Atkinson è cruda, a volte volgare, concisa. Non si abbandona ad inutili orpelli, non si sofferma su troppi particolari. O forse, si sofferma solo su quelli giusti.


Ho terminato questo libro in poco meno di due settimane e, una volta girata l’ultima pagina, mi è salita una tristezza incredibile. Nei giorni successivi, spesso mi è capitato di pensare ad Amanda e a Marlee, chiedendomi cosa stessero facendo e se Jackson era stato ancora così scorbutico con loro. Non mi succedeva dalla lettura de I Buddenbrook di Mann di sentirmi così sconsolata una volta finito un libro. Buon segno.


Il giallo, di per sé, non è granché. Nel senso che il romanzo non è costruito come un giallo nel vero senso della parola. I colpevoli, alla fine, sono persone sconosciute, o già palesate al lettore come colpevoli. C’è solo una esposizione del loro crimine, nessuna scoperta. Eppure, questo giallo è un giallo dell’animo umano. Se non si scopre il colpevole nel vero senso della parola, si scoprono gli abissi che si nascondono dentro ognuno di noi.


L’ambientazione è una Cambridge pullulante di turisti, di mandrie di scolaresche in gita. L’Inghilterra, così come la letteratura nordica e tedesca, mi regala sempre grandi soddisfazioni. La Atkinson non è stata da meno. Attendo i sequel delle indagini di Jackson Brodie. How nice is this.

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